La società indiana è strutturata a caste: un uomo di una casta molto superiore non può rivolgersi ad uno di una casta inferiore. Questo è il motivo per cui, durante un pranzo di lavoro a Calcutta, potrebbe capitarvi che il manager con il quale state facendo affari vi chieda di ordinare al suo posto, Non posso parlare con il cameriere.  Come reagireste? Scandaloso! Una barbarie! Istintivamente gridereste; eppure non si tratta di una mancanza di rispetto ma è una questione valoriale.

I valori sono tutti quegli aspetti che fondano e sostengono una cultura. La cultura identifica una persona, un popolo, un gruppo di persone come tali, come appartenenti ad un genere, è motivo di identificazione e riconoscimento. È possibile parlare di cultura a livello personale, etnico o aziendale…ognuno di noi è dunque l’insieme delle culture di cui fa parte. Culture diverse che cercano di convivere tra loro. 

Come è possibile che ciò accada? Oggi il tema dell’interculturalità è più che mai all’ordine del giorno. Diffusa è l’opinione che si debba trovare un terreno di dialogo comune, opinione ahimè troppo semplicistica.

L’interazione culturale non è semplice come l’insiemistica, non basta creare una intersezione, una zona neutra nella quale entità diverse possano convivere. Occorre esporsi, far conoscere il proprio mondo, esplicitare le proprie esigenze e prepararsi ad ascoltare quelle dell’altro.

Nella comunicazione interculturale è fondamentale partire dalla convinzione di non sapere: tutti noi siamo abituarci a sentirci OK quando possediamo tutte le informazioni necessarie per svolgere un compito o gestire un incontro. In questo caso è solamente l’ammissione di non conoscenza a fornire possibilità di successo: la chiave è abbandonare ogni pregiudizio e iniziare a fare domande. Le domande servono a comprendere e a creare meticciamento, la commistione e il mix di pensieri garantiscono la generazione di nuove idee.

Leva per una buona comunicazione interculturale è il conflitto, ovvero una tensione dialettica positiva e portatrice di innovazione. È necessario imparare a stare e sostare nel conflitto, prendersi il tempo necessario per dialogare e creare una nuova dimensione interculturale che prima non c’era.

Ad aiutarci a comprendere meglio questo concetto intervengono proprio le altre culture: se dovessimo tradurre il termine conflittoin inglese, non utilizzeremmo la parola war(guerra, spesso in italiano usata come sinonimo di conflitto), ma Conflictan active disagreement between people with opposing opinions or principles.

Articoli correlati