Nel mondo dello sport, “I trofei assegnati alla sportività sono considerati premi di consolazione per i perdenti” dice Jim Thompson, il fondatore della Positive Coaching Alliance. Questo accade perché spesso, nell’immaginario comune, la correttezza sportiva viene associata ad una idea di debolezza: colui che non protesta, che non fa sentire la sua voce è un debole. Lo stesso meccanismo può scattare nelle dinamiche comunicative: chi non esprime con foga le proprie idee, chi non alza mai il tono, chi non si scalda mai, viene subito tacciato di passività. 

E se si trattasse di una persona che ha scelto di non criticare né giudicare, di non accondiscendere completamente il suo interlocutore, ma semplicemente di abbracciare una dinamica di assertività? 

Proprio come una persona che ha scelto di mantenere un comportamento sportivamente corretto, l’assertivo ha preso la decisione di mantenere il giusto equilibrio tra due polarità: da una parte il comportamento passivo, dall’altra il comportamento aggressivo. L’approccio assertivo garantisce un atteggiamento che mette in condizione di gestire in modo positivo e costruttivo i rapporti interpersonali, condizione ottimale affinché al centro della discussione rimanga il vero oggetto di interesse, lo scopo per il quale il confronto è iniziato. L’assertività è base per il buon esito di una conversazione, proprio come la sportività è essenziale per disputare una buona partita. 

Ma cosa significa essere assertivi? 

Il ciclista statunitense Lance Amstrong si comportò in maniera inaspettata quando, durante il Tour de France, uno dei suoi principali avversari, il tedesco Jan Ullrich, cadde rovinosamente auto-compromettendo ogni possibilità di vittoria. Invece di approfittarne, Amstrong rallentò e attese che Ullrich rimontasse. In seguito disse che gareggiava meglio quando poteva competere con un grande atleta come Ullrich. 

Questa è sportività, o meglio assertività. 

Essere assertivi significa mantenere un comportamento partecipe e proattivo, avere un atteggiamento fiducioso verso se stessi e gli altri. Significa comprendere le attese e coinvolgere le risorse di tutti i partecipanti, riconoscendo la loro e la propria voglia di vittoria. Nell’assertività i soggetti coinvolti diventano interdipendenti, ognuno può dare il massimo grazie alla presenza dell’altro. Il buon assertivo rispetta le proprie e altrui emozioni e ne facilità la comunicazione. E’ un giocatore attento, un capitano capace di ascoltare il gioco e le necessità dei suoi compagni, che sa incoraggiarli e trasmettere loro grinta, ma sa anche accogliere le loro osservazioni e se necessario esporre le sue rimostranze all’arbitro. 

Articoli correlati